Mutuo di scopo e mutuo fondiario: profili di nullità

Patto di compensazione tra un debito preesistente nei confronti della Banca mutuante e le somme mutuate – ripianamento di precedenti esposizioni bancarie con nuovo rapporto di mutuo.

Nel mutuo di scopo legale (quale per esempio il finanziamento destinato per l’impianto e l’avvio di uno stabilimento industriale oppure il finanziamento destinato per la costruzione di un complesso edilizio oppure ancora il finanziamento di credito agrario) il mutuatario non si obbliga solo a restituire la somma mutuata, con i relativi interessi, ma anche a realizzare l’attività programmata.

La destinazione delle somme mutuate è pertanto parte inscindibile del regolamento di interessi voluto dalle parti e l’impegno assunto dal mutuatario ha rilevanza corrispettiva nell’attribuzione della somma, con rilievo causale nell’economia del contratto. Ne deriva che l’accertamento di un eventuale difetto di causa non può prescindere dalla verifica dell’attuazione o meno di tale risultato.

Il patto di compensazione tra un debito preesistente nei confronti della Banca mutuante e le somme mutuate, con la parziale utilizzazione di queste ultime per estinguere i debiti precedentemente contratti dal mutuatario verso la Banca mutuante, nel caso in cui non sia provata la realizzazione dello scopo per il quale il finanziamento è stato concesso, potrebbe quindi determinare la nullità del contratto per mancanza originaria della causa.

Dalla dichiarativa di nullità consegue l’effetto che gli interessi pattuiti nel contratto di mutuo non sarebbero dovuti e, se pagati, dovrebbero essere restituiti dalla Banca mutuante a favore del mutuatario (v. fra le altre Cass. sez. III n. 943 del 24/01/2012; Cass. sez. I n. 8564 del 08/04/2009; Cass. sez. III n. 6395 del 30/03/2015; Trib. Foggia del 05/01/2011; Trib. Firenze del 30/03/2016).

La giurisprudenza da ultimo si è altresì interrogata se anche il mutuo fondiario possa essere ritenuto quale mutuo di scopo, dando rilevanza ad una specifica destinazione delle somme mutuate. Sul punto si ritiene che l’orientamento maggioritario escluda tale interpretazione (v. fra gli altri Cass. n. 9511 del 20/04/2007; Cass. n. 317 del 11/01/2001; Cass. n. 4792 del 26/03/2012).

Tuttavia si rileva che la recente giurisprudenza di merito si è espressa nel senso di dichiarare il difetto di causa anche del contratto di mutuo stipulato non già allo scopo di erogare un finanziamento al mutuatario, ma esclusivamente al fine di ripianare una preesistente posizione debitoria (per esempio di conto corrente) sostituendola con altra, a scadenza differenziata, munita di una situazione di certezza che il precedente debito non possedeva a causa di eventuali profili di nullità di clausole quali quelle di capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi e della applicazione di commissioni e spese non pattuite (v. fra gli altri Trib. Lecce Casarano del 01/02/2013; Trib. Ravenna del 21/01/2014; Trib. Santa Maria Capua Vetere del 29/10/2013).

Anche in questo caso, alla dichiarativa di nullità per difetto di causa, come sopra detto, consegue la non debenza degli interessi stipulati nel contratto di mutuo e l’obbligo della Banca mutuante della restituzione degli stessi a favore del mutuatario.

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