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Aree interne: Cgil, “Di fatto non si è speso un solo euro delle Snai. Blocchi anche nella fase attuativa. Intanto le aree perdono abitanti”

Operativi su tutto territorio Italiano

 
Mentre lo spopolamento delle aree interne della Sicilia continua le misure della Snai (Strategia nazionale per le aree interne) non decollano. “Di fatto non è stato speso neanche un euro delle somme stanziate” , ha detto Alfio Mannino, segretario generale della Cgil Sicilia, aprendo un dibattito del sindacato sull’argomento, finalizzato alla costruzione di una vertenzialità territoriale sulle tre grandi direttrici delle Snai, sanità, mobilità, istruzione. “Anche per la Snai allo stato più avanzato, quella delle Madonie- ha specificato Mannino- si è in attesa dei decreti di spesa”. Un’attesa che dura ormai da 20 mesi – da quando è stato cioè approvato l’Apq- per l’attuazione di una “strategia” che ha già i progetti esecutivi ma per la quale la regione dovrebbe chiedere l’anticipo dei fondi della Legge di Stabilità. “Tra ritardi dell’amministrazione regionale e ritardi statali-ha detto Ferruccio Donato, della Cgil regionale- di fatto la Sicilia sconta un rallentamento notevole rispetto ad altre regioni”. Le aree individuate per gli interventi sono cinque nell’isola: Madonie, Terre Sicani, Nebrodi, Calatino e Simeto- Etna. “In Sicilia- ha detto Donato- tra la firma della Strategia e quella dell’Apq sono passati in media 17 mesi. Abbiamo fatto peggio solo del Friuli Venezia Giulia ma anche dopo , come nel caso delle Madonie, la macchina si blocca con i progetti fermi alla Regione”. Il focus della Cgil sulle aree interne, che si concluderà domani, oltre a mettere in luce le criticit, con l’apporto anche di esperti, “è mirato anche alla costruzione di piattaforme- ha detto Monica Genovese, della segreteria regionale Cgil- sulla cui base avviare specifiche vertenze. Puntiamo a mettere in campo- ha aggiunto- percorsi virtuosi di contrattazione inclusiva mirati all’ampliamento della fruizione dei diritti sociali e al lavoro in queste zone della Sicilia e a dare impulso alle misure previste”. Misure che si incagliano su “una volontà politica debole al riguardo- ha affermato Filippo Tantillo, esperto del settore- ma anche sulla mancanza di strutture tecniche e di rappresentanza, sia nazionali che regionali, operative nel territorio”. Da giugno è stato azzerato, ad esempio, il comitato tecnico presso l’Agenzia per la coesione. “La mancanza di strutture di questo genere- ha osservato Tantillo- determina che le istanze dei Comuni di fatto rimbalzano. Si aggiunge la necessità che la regione dia assistenza tecnica ai territori”. Per evitare ciò che oggi accade: “Che una macchina di per sé complessa- ha rilevato Donato- finisca con l’incepparsi”. Frattanto i territori interni perdono abitanti. Un esempio: nei monti Sicani c’è stata dal 2001 al 2011 una riduzione della popolazione del 9% a cui se ne aggiunge una del 3,53% al dicembre 2016. Dal 2016 al 2018 si sono persi altri 1.276 abitanti. Tra disoccupazione e mancanza di servizi, vivere in queste aree diventa sempre più difficile. “Con le Snai- ha affermato Genovese- si punta a ricostruire la tela dei diritti e dei servizi alla persona per ridare futuro a queste zone della Sicilia”. I problemi riguardano la fruizione del diritto alla salute, “ per il quale un supporto importante- ha rilevato Donato- potrebbe venire dalla realizzazione dei servizi di telemedicina”. C’è anche una questione di offerta formativa in aree dove il 54% delle scuole primarie ha meno di 15 alunni, offerta che “può essere ampliata- ha sostenuto Donato- con i collegamenti tramite la banda ultra larga. Ci sono inoltre i problemi della mobilità, per i quali – ha aggiunto- si deve sperimentare il taxi condiviso”. La questione di mandare avanti le Snai non è peregrina se si considera peraltro che “aree interne” sono il 60% del territorio italiano per una popolazione residente pari al 25% del totale. Tant’è che la legge nazionale di bilancio prevede il raddoppio delle Snai . Ma “questo non basta- ha rilevato tuttavia la vice segretaria nazionale Cgil, Gianna Fracassi- occorre fare partire le Snai esistenti e prevedere per tutte finanziamenti adeguati e misure di convergenza di tutte le istituzioni coinvolte, affinché facciano squadra e si riesca realmente a dare risposta ai bisogni di questi territori”.

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